Descrizione
I capelli lunghi come archivio vivente e resistenza culturale
In Las Pelilargas (GOST Books), la fotografa e fotogiornalista argentina Irina Werning sintetizza quasi vent’anni di ricerca antropologica e visiva (2006–2024) condotta tra le comunità dell’America Latina. Il libro (“quelle dai capelli lunghi”) indaga il valore politico, spirituale e sociale della chioma femminile e maschile nelle culture indigene e mestize, dove il capello non è un dettaglio estetico, ma un’estensione fisica del pensiero, della memoria e del legame con la terra.
I ritratti — realizzati tra Argentina ed Ecuador alternando colore e bianco e nero — mostrano donne, bambine e uomini indigeni Kichwa in contesti domestici o immersi nel paesaggio naturale. Il lavoro spazia dalla dimensione affettiva del gesto quotidiano (le trecce mandate avanti di generazione in generazione) fino alla riappropriazione dell’identità: per gli uomini Kichwa di Otavalo, portare la treccia lunga è un atto di resistenza decoloniale contro i tagli forzati imposti storicamente dal dominio spagnolo.
Pubblicato da GOST Books con la consueta sensibilità per la documentazione sociale, il fotolibro combina messa in scena, rigore documentario e lirismo. Las Pelilargas si rivela un’indagine visiva profonda su ciò che la materia corporea conserva nel tempo e su come la fotografia possa farsi dispositivo di cura per la memoria orale.
Italiano
Per molte comunità indigene, i capelli sono un’espressione fisica del pensiero, un’estensione del sé, proprio come i fiumi che scorrono o le piante che crescono dalla terra. Riflettono una profonda connessione spirituale con la natura, radicata nella riverenza, nell’umiltà e nella reciprocità. Credenze simili esistono tra i popoli indigeni di tutto il mondo, come i nativi americani. Ciò che rende unica l’America Latina è il modo in cui questi rituali e tradizioni indigene si sono diffusi oltre le loro comunità d’origine. Antiche usanze si fondono con le ondate migratorie, plasmando un’identità profondamente ibrida. Questo progetto si è trasformato in una ricerca antropologica sulle nostre origini, su ciò che conserviamo e su come qualcosa di sacro possa nascondersi in qualcosa di semplice come i capelli.
Il libro contiene fotografie sia in bianco e nero che a colori, e in alcune immagini i soggetti sono ritratti in paesaggi naturali tra cactus o affioramenti rocciosi. In altre, i soggetti fotografati sono disposti in modo giocoso da Werning in ambienti domestici o in interventi surreali. Le fotografie a colori mostrano le sottili differenze di colore dei capelli, evidenziando l’individualità innata accanto al conformismo. Talvolta i capelli sono adornati con accessori colorati, talvolta sono immobili e scultorei, altre volte sono catturati in movimento.
Werning ha iniziato questo vasto progetto nel 2006 sulle Ande, dove fotografava le scuole della comunità indigena Kolla in Argentina. Incontrò molte donne con capelli eccezionalmente lunghi e, incuriosita, iniziò a fotografarle e ad ascoltare le loro storie. Guidata dal suo intuito, trascorse mesi in remoti villaggi di montagna affiggendo cartelli in scuole, ospedali e mercati e organizzando concorsi di acconciature nel tentativo di individuare chi avesse i capelli lunghi. Scoprì che le tradizioni non solo sopravvivevano, ma si evolvevano, con i capelli lunghi che simboleggiavano sia la continuità che una sottile ribellione. Negli ultimi anni ha anche iniziato a realizzare ritratti di uomini indigeni Kichwa che vivono a Otavalo, in Ecuador, dove uomini e ragazzi portano i capelli lunghi intrecciati per riappropriarsi di una tradizione dopo una storia di tagli di capelli forzati durante il dominio coloniale spagnolo.