Italiano
“Tutte le cose della vita che sono esistite tendono a ricrearsi”.
“Borderland” rappresenta un’intima ricerca in un luogo familiare dove sono cresciuto fin dalla tenera età. Qui trovavo rifugio nella casa dei nonni e sentivo un forte amore provenire da loro, dalla natura e da tutte le creature viventi di quella terra, quelle colline silenziose dove mi sentivo libero di esprimermi. Per me tutto è confinato in questo borgo rurale dell’Appennino tosco-emiliano, ed è questa dimensione di indefinitezza che mi spinge a una ricerca incessante delle tracce di un tempo che non ho vissuto abbastanza o che ho vissuto troppo.
Il mio passato si fonde con il mio presente e suggerisce i miei passi futuri. Non so se ascoltarlo o lasciarmi trasportare dal vento fresco, lo stesso che accompagnava me e mio nonno nelle nostre conversazioni sull’esistenzialismo durante le calde notti d’estate, mentre ammiravamo la bellezza delle costellazioni, sdraiati in un prato umido.
Tutto ciò che mi circonda vuole avvicinarsi a me, proprio come allora, ripensando l’eredità di una relazione creata nel tempo: con questo scopo, inizia un processo di interpretazione della realtà senza intenti celebrativi, simbolisti o documentaristici. Si configura piuttosto come un’evoluzione volta a una profonda redenzione del mio passato e del mio presente, producendo al contempo una tensione emotiva che, come in un estremo, oscilla tra gioia e dolore.
In tale ricerca, che mira a stabilire una realtà e un sogno, cerco di ripercorrere nel tempo frammenti di un’esistenza legata alla famiglia, alla crescita e all’appartenenza.













