Italiano
Spiriti e Spazi, prima monografia a colori di Roger Ballen, svela la visione creativa di una delle figure più originali della fotografia contemporanea e racconta un nuovo capitolo della sua ricerca visiva.
Dopo aver lavorato per decenni esclusivamente in bianco e nero, Ballen inizia a sperimentare il colore nel 2016, quando riceve in regalo una Leica SL. Una svolta che aprirà nuove possibilità espressive, spingendo l’artista a riconsiderare a fondo il rapporto delle sue immagini con la luce, la profondità, la materia e la forma. In questo libro, Ballen racconta in prima persona questa sperimentazione, interrogandosi al contempo sul significato simbolico e psicologico degli “spiriti” e degli “spazi” che abitano il suo immaginario.
«Non sono interessato semplicemente a documentare un posto; voglio svelare qualcosa di più profondo, qualcosa che esiste oltre ciò di cui abbiamo consapevolezza. Gli spazi delle mie fotografie non sono solamente spazi fisici; sono manifestazioni degli angoli più reconditi della mente. L’obiettivo principale del mio lavoro è aiutare lo spettatore ad accedere ed esplorare questi spazi della mente. Considero i miei lavori ‘rivelatori’, tentativi di portare in superficie aspetti dell’inconscio: parti della psiche che sono andate perdute, nascoste alla consapevolezza, represse o avvolte dalla paura.»
Spiriti e Spazi restituisce con intensità visiva l’universo surreale e inquietante di Ballen, dove animali e disegni di ispirazione Art Brut dominano la scena, e la presenza umana si dissolve in figure oscure o frammenti di corpo. Le fotografie, realizzate insieme alla direttrice artistica Marguerite Rossouw, prendono vita in uno spazio costruito ad hoc: una stanza claustrofobica, rivestita di pannelli lignei tappezzati e consumati, con un’illuminazione minimale. In questo ambiente denso e opprimente, Ballen crea un mondo intimo e visionario, in cui assurdo e tragedia, comicità e caos coesistono in perfetto equilibrio.
«Molti trovano che queste immagini siano cupe, sebbene siano a colori. Tuttavia, questa reazione viene talvolta attenuata dal commento che il colore in queste immagini le rende meno cupe di quelle bianco e nero. Un aggettivo più appropriato per le fotografie sarebbe ‘assurde’. Quando una situazione è assurda, la trovo divertente, non cupa. Non si può ignorare il potere del colore di esprimere ed evocare, di condurre lo spettatore a scavare in profondità, nella propria realtà interiore.»







