Descrizione
L’impronta dell’estrazione e il paesaggio ferito
In La terra dei buchi (Seipersei), il fotografo Mattia Marzorati indaga le trasformazioni antropiche, l’impatto ambientale e la memoria geologica del territorio attraverso l’esplorazione delle cave e dei siti estrattivi. Il lavoro si configura come un saggio visivo crudo e al contempo fortemente formale sull’atto del ferire, scavare e sottrarre materia al paesaggio.
Rifiutando un approccio puramente denunciatorio o da reportage d’assalto, Marzorati adotta una distanza analitica e contemplativa. Le sue inquadrature rigorose, caratterizzate da una spiccata sensibilità per i volumi geometrici e la materia, trasformano i crateri artificiali, i gradoni di roccia tagliata e i depositi di scarto in monumenti involontari dell’era industriale. Il vuoto — il “buco” evocato dal titolo — diventa così il soggetto principale della sequenza: una presenza negativa che testimonia la costante tensione tra consumo di suolo e sviluppo economico.
Pubblicato da Seipersei con la consueta essenzialità grafica e attenzione al ritmo narrativo, La terra dei buchi solleva interrogativi profondi sulla sostenibilità, sul tempo geologico e sul destino delle aree periferiche e industriali. Un’opera che dimostra come la fotografia di paesaggio possa farsi strumento critico per decifrare le cicatrici che l’uomo lascia sulla superficie della Terra.







