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In süü, il fotografo sudcoreano Taemin Ha ci invita in un viaggio intimo e visivamente potente nel cuore della Mongolia rurale. Il volume documenta i diversi mesi trascorsi dall’autore vivendo a stretto contatto con una famiglia di nomadi, catturando con delicatezza i ritmi della loro quotidianità. Attraverso 38 tavole fotografiche, il libro ritrae la trasformazione dei paesaggi al mutare delle stagioni e la vita dei bambini, veri protagonisti di questi vasti spazi, in una danza costante tra libertà, natura e legami comunitari.
La particolarità di süü risiede nella sua natura ibrida: le immagini di Ha dialogano costantemente con le poesie degli autori mongoli Erdenesolongo Batchuluun e Byambajav Gombojav. Le parole, intessute tra le pagine, non descrivono le fotografie, ma creano un nuovo strato di risonanza, trasformando l’opera in una meditazione profonda sul tempo, la memoria e l’incontro tra culture.
süü non è un semplice reportage fotografico, ma un oggetto editoriale curato (pubblicato da Chose Commune) che trasmette una sensazione di pace rara. La luce è la vera protagonista del libro: che filtri attraverso la tenda di una yurta o si rifletta sulle superfici gelate dei laghi, Taemin Ha sa catturare l’effimero con un’eleganza quasi sussurrata.
È un volume che parla a chi cerca una connessione autentica con l’alterità. La scelta di integrare la poesia mongola al lavoro visuale eleva l’esperienza di lettura, offrendo una “lente poetica” che spinge il lettore a soffermarsi non solo sull’immagine, ma sul senso di presenza in un luogo così lontano eppure così vicino nel suo essere profondamente umano.
Il libro si rivolge a:
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Appassionati di fotografia documentaria e d’autore che amano le narrazioni intime e lo sguardo capace di andare oltre la superficie.
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Collezionisti di libri d’artista: la qualità dell’edizione, con la sua rilegatura in tessuto e la cura tipografica, ne fa un oggetto da conservare.
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Amanti del viaggio e dell’etnografia poetica: perfetto per chi vuole scoprire la Mongolia non attraverso immagini patinate, ma attraverso il vissuto quotidiano e la poesia di chi quelle terre le abita davvero.







