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In “Unyielding Floods”, Peter fotografa gli abitanti dei villaggi che cercano di proteggere le proprie case e i propri mezzi di sostentamento dalle catastrofiche inondazioni in Sud Sudan, ancora in corso. Nel corso di cinque anni, Peter è tornato su queste inondazioni storiche che si sono rifiutate di recedere, catturando le difficoltà degli abitanti dei villaggi, la loro resilienza e il loro dolore. Peter ha fotografato per la prima volta le inondazioni nel 2020; nel 2021 ne erano state colpite quasi 1,2 milioni. L’aumento delle inondazioni è emerso in Sud Sudan durante un periodo di estrema tensione, mentre il paese lottava per riprendersi da una recente guerra civile che ha causato quasi 400.000 vittime. Quando le inondazioni si sono verificate nel 2019, gli abitanti dei villaggi sono rimasti intrappolati da nuovi confini idrici, impossibilitati a fuggire dalle esplosioni di disordini civili. Altri villaggi sono stati distrutti dalle inondazioni, causando massicci sfollamenti. I campi profughi sono rimasti isolati dall’acqua. Si stima che il danno economico di questa crisi climatica ammonti a 542 milioni di sterline. I raccolti andarono perduti a causa della morte del bestiame, aggravando la carestia diffusa, ma il cuore della gente rimase resiliente, trasformando i villaggi lungo il fiume in comunità capaci di spostarsi in canoa. Oggi, purtroppo, non c’è alcun segno che l’acqua si stia ritirando. Le città assomigliano a un mare infinito, con i tetti delle case che sporgono dalle acque torbide. Le immagini che Peter ha catturato sono una realtà straziante per la popolazione del Sud Sudan, una realtà straziante che merita di essere conosciuta dall’opinione pubblica.
“Un campo profughi sembra praticamente un’isola, circondata dall’acqua e protetta solo da queste dighe”, ha detto la signora Hallqist. “Non c’è strada per entrare o uscire”. Il lavoro è nato da un incarico commissionato dall’organizzazione no-profit Action Against Hunger ed è stato riconosciuto come uno dei reportage fotografici sulle inondazioni più significativi dell’ultimo decennio. La serie è stata pubblicata su riviste in 8 paesi ed è stata esposta in una mostra personale alla OXO Gallery di Londra, visitata da quasi 4.500 persone in 10 giorni. Questo successo ha già contribuito a sensibilizzare e raccogliere fondi per le persone altrimenti dimenticate che soffrono nelle aree remote dell’Africa. L’opera documenta anche una nuova speranza, immortalando programmi innovativi come l’introduzione della coltivazione del riso, dove le donne vengono istruite e incoraggiate a coltivare il riso nelle acque alluvionali. La coltivazione del riso mitiga la minaccia della fame e offre un’opzione più sicura per raccogliere cibo, poiché in precedenza gli abitanti dei villaggi ricorrevano alla raccolta di ninfee in acque infestate dai coccodrilli. Queste immagini hanno vinto 7 premi internazionali lo scorso anno e sono state pubblicate su importanti testate giornalistiche, tra cui The Sunday Times, NPR, The Guardian, The Telegraph, De Morgen, Der Spiegel, GEO France, GEO Germany, VG, The Geographical, The Independent, El Pais e Corriere della Sera. Sono state esposte a Londra, Berlino, Mosca, Parigi, New York, Tokyo e Istanbul.







