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Nel 2011, Maria Sturm ha iniziato a fotografare le vite dei giovani della tribù Lumbee nei dintorni di Pembroke, nella contea di Robeson, nella Carolina del Nord. Documentando le loro vite, Sturm ha iniziato a mettere in discussione la propria comprensione di cosa significhi essere nativi americani. Il suo nuovo libro “You Don’t Look Native to Me” combina fotografie con interviste e testi sui preconcetti e mostra un’identità nativa non statica, ma in continua evoluzione e ridefinizione con ogni generazione. Pembroke è la sede tribale della tribù Lumbee della Carolina del Nord, la più grande tribù riconosciuta dallo Stato a est del fiume Mississippi. Sebbene la tribù Lumbee sia riconosciuta dallo Stato, non è riconosciuta a livello federale e non ha una riserva né riceve benefici finanziari dal governo federale. Il nome Lumbee fu votato nel 1952 per unire tutte le tribù della zona nel tentativo di ottenere il riconoscimento federale. Il loro status tribale rimane uno dei più dibattuti negli Stati Uniti.
A prima vista, le fotografie di Sturm sembrano raffigurare la vita quotidiana di una comunità americana archetipica. A un esame più attento, emergono elementi di ibridazione tra tradizione e vita contemporanea – una strada chiamata “Dreamcatcher Drive”, un berretto da baseball con piume “Native Pride”, zanne di Halloween su un bambino Tuscarora in abiti tradizionali – in una città dove quasi il 90% della popolazione si identifica come nativo. I protagonisti delle fotografie di Sturm si presentano come individui con identità uniche e una cultura condivisa. La presenza di simboli nativi – su cartelli stradali, quadri sui muri, sulle auto, sulle magliette e come tatuaggi – mostra come spesso venga loro riproposta un’immagine stereotipata. Il titolo del libro “You Don’t Look Native to Me” è preso in prestito da una citazione familiare a molti residenti della contea di Robeson e sintetizza la discrepanza tra la loro identità e i preconcetti altrui














