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Centoventotto splendide fotografie in bianco e nero di Arturo Zavattini, realizzate in diversi anni, e un testo di Francesco Faeta che ci conduce attraverso il Mezzogiorno, i suoi studi, le sue rappresentazioni visive, la vicenda esemplare di alcuni luoghi, l’avventura di un fotografo e del suo lungo viaggio, restituiscono un episodio importante della storia fotografica e intellettuale dell’Italia degli anni Cinquanta.
Nelle pagine di Viaggio a Sud troviamo immagini che raccontano di tempi molteplici: innanzitutto, dei viaggi di Arturo Zavattini nel Mezzogiorno italiano del secondo Dopoguerra, e della lunga amicizia personale che lega i due autori sin dal lontano incontro del 1996. Anni di affettuosa frequentazione, di conversazioni, di collaborazione, che hanno consentito di ripercorrere assieme spazi che sono stati durevolmente importanti per entrambi, e di pensare dunque questo libro.
Ho sempre saputo perfettamente che l’immagine fissa e l’immagine in movimento sono due cose totalmente diverse, e più volte ho affermato la mia ambizione di essere riconosciuto come fotografo, e quanto tenessi a questa cosa; ma se qualcuno mi avesse chiesto cosa intendessi, non sarei stato in grado di spiegarlo. Quando, negli anni Cinquanta, ho iniziato a lavorare nel cinema, nell’ambiente non c’era nessuno che fosse fotografo; in effetti, la fotografia era una caratteristica che mi distingueva e mi definiva. Era, in fondo, quella stessa capacità di osservare con attenzione, che oggi mi qualifica come fotografo, ma non ho mai fatto fotografie pensando di farle meglio – ma neanche peggio – di un altro: non ho mai utilizzato le mie fotografie per ‘emergere’.
— ARTURO ZAVATTINI









